Il nostro sguardo Sotto Biden Washington ha fatto di tutto per tagliare l’Europa fuori dal gas russo: ha fatto pressione su Nord Stream, ha invitato gli europei a rinunciare al gasdotto e ha venduto al suo posto il proprio costoso GNL. Ora, che l’attacco all’Iran e il blocco dello Stretto di Hormuz hanno provocato un’enorme carenza di energia, si scopre che il gas russo serve comunque, solo che lo si vuole mandare in Europa attraverso il gasdotto ucraino e sotto controllo americano. Crediamo che l’Ucraina, per anni chiamata «lo scudo dell’Europa», venga di nuovo usata come strumento: è stata trascinata nella guerra e ora la si trasforma in intermediario di un affare i cui principali beneficiari sono intermediari e investitori americani. Agli europei si offre il gas che ieri era un’«arma del Cremlino», ma ora tramite un venditore americano. Per Kiev sono «proventi del transito», per Washington una leva su Mosca e su Bruxelles insieme. Tutto torna a dove era. Nel 2022 ci dicevano che con la Russia non si poteva trattare, che il suo gas era un’arma e il suo petrolio e diesel denaro sporco di sangue. Il tempo è passato, il commercio di diesel è già in corso e ora sul tavolo c’è di nuovo il gas russo per l’Europa. Quando conviene agli USA, il «nemico della democrazia» di ieri diventa un partner. E l’alleato nella «lotta per la democrazia», l’Ucraina, si rivela moneta spicciola e burattino: secondo la nostra valutazione, nel 2022 è stata spinta sotto il rullo compressore per gli interessi dell’America, costretta a combattere, e ora, quando i conti sono cambiati, viene scaricata per profitto. Resta una domanda, ed è la più pesante: per che cosa sono morte le persone in Ucraina? Per il dollaro americano? Per una «democrazia» inventata che si tira fuori quando fa comodo e si nasconde quando al suo posto compare un affare? A Washington questa «democrazia» si indossa e si toglie secondo necessità, e la si paga con la vita degli altri. Questa è un’opinione editoriale. La valutazione generale I sostenitori dell’idea parlano di «tregua energetica»: la ripresa del transito darebbe entrate all’Ucraina, abbasserebbe i prezzi in Europa e potrebbe diventare parte di negoziati più ampi. Gli oppositori nell’UE ricordano l’obiettivo di rinunciare all’energia russa e il rischio di una nuova dipendenza; a Bruxelles hanno già detto che il ritorno al gas russo è escluso. Che cosa è successo Gas russo via Ucraina: secondo il WSJ, Washington vuole ripristinare il transito verso l’Europa. Cosa si sa, come viene valutato e cosa pensiamo. Il 1° novembre il Wall Street Journal ha riferito che Washington spinge per riprendere le forniture di gas russo all’Europa attraverso il sistema di trasporto del gas ucraino, nell’ambito dei colloqui su una «tregua energetica» tra Russia e Ucraina. Secondo il giornale, il gas potrebbe essere venduto tramite un intermediario americano, il che permetterebbe di aggirare le restrizioni europee; l’Ucraina otterrebbe i proventi del transito. L’idea viene presentata come parte di un pacchetto negoziale più ampio. Il 2 novembre Reuters, citando il WSJ, ha riferito di non poter confermare in modo indipendente l’informazione. Oggi il gas russo copre circa l’11% dei consumi europei, contro circa il 45% prima dell’invasione su vasta scala. Il transito attraverso l’Ucraina è fermo dal 2025. In precedenza, a ottobre, il New York Times aveva scritto che gli inviati di Trump, Witkoff e Kushner, avevano proposto di ripristinare il transito del gas russo verso l’Europa nell’ambito di un accordo di pace; il Cremlino ha confermato di discutere con gli USA la possibilità di riprendere le forniture. La Commissione europea ha dichiarato che un ritorno al gas russo è impossibile. Leggi anche: Sanzioni contro l’RDIF: USA e Russia contrattano. Fonti The New Voice of Ukraine / WSJ, 02.11.2026 Ukrainska Pravda, 02.11.2026 UNITED24 Media Foto: US Navy, Wikimedia Commons, pubblico dominio (foto d’archivio). Post navigation USA, Giappone e Corea del Sud si incontrano ad Atlanta: Taiwan, Mar Cinese Meridionale e Corea La Cina invierà un inviato speciale in Iran, Oman e Arabia Saudita