Спутниковый снимок Ормузского пролива и полуострова Мусандам

Il nostro sguardo

L’Iran offre di aprire lo stretto in 48 ore in cambio della fine del blocco americano, di un allentamento delle sanzioni petrolifere e della cessazione dei combattimenti, e Washington risponde con minacce di porre fine alla guerra «in un modo o nell’altro». Crediamo che un’offerta di pace venga chiamata «condizioni di Teheran» solo perché include la revoca della pressione creata dall’America stessa: il blocco è stato dichiarato dagli USA, che prima hanno colpito gli impianti iraniani e poi hanno chiuso i porti. Due petroliere sulle mine a Hormuz sono un pretesto facile da sfruttare: le affermazioni della parte iraniana non sono confermate, ma qualsiasi incendio nello stretto fa comodo a chi vuole riportare l’attacco all’ordine del giorno. Pressione, blocco, minaccia della forza e un finto «non abbiamo fretta» sono un trucco noto: trascinare i negoziati fino alle elezioni e strappare concessioni.

Questa è un’opinione editoriale.

La valutazione generale

A Washington e in Europa la proposta di Teheran viene vista come un tentativo di scambiare l’apertura della navigazione con la revoca del blocco e delle sanzioni; molti analisti ritengono che gli USA non siano pronti ad accettare le condizioni e che il rischio di escalation dopo le elezioni americane resti alto. Trump dice che i colloqui «vanno bene», ma non c’è fretta.

Che cosa è successo

Stretto di Hormuz in due giorni: l’Iran offre di riaprirlo se gli USA toglieranno il blocco. Cosa si sa, come viene valutato e cosa pensiamo.

Il 2 novembre le agenzie di stampa hanno riferito che l’Iran ha offerto di riaprire lo Stretto di Hormuz alla navigazione entro due giorni se gli Stati Uniti soddisferanno le sue condizioni. In precedenza Teheran aveva indicato un termine di sette giorni.

Secondo il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, il primo giorno gli USA devono compiere dei passi (porre fine al blocco dei porti iraniani, sbloccare i fondi, concedere esenzioni per il petrolio iraniano, cessare i combattimenti su tutti i fronti, compreso il Libano), e il secondo giorno la navigazione riprenderebbe lungo una rotta concordata con l’Oman e sotto controllo iraniano.

La marina dei Guardiani della Rivoluzione ha dichiarato che domenica sera due petroliere, una delle quali una superpetroliera, hanno urtato delle mine e sono esplose a Hormuz, lungo una rotta non approvata da Teheran. I dati della parte iraniana non sono stati confermati in modo indipendente.

Trump ha detto che i colloqui «vanno bene» e che l’Iran vuole un accordo, ma gli USA non hanno fretta; a un comizio elettorale ha ripetuto che porrà fine alla guerra «in un modo o nell’altro». Il segretario di Stato Rubio ha dichiarato che nessuna decisione su nuovi attacchi è stata presa e che una via d’uscita diplomatica resta possibile.

Finora Washington non ha accettato l’offerta.

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Fonti

Foto: NASA / MODIS, Wikimedia Commons, pubblico dominio (foto d’archivio).

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