Il nostro sguardo Quando si parla apertamente di attacchi «dopo le elezioni», non è più diplomazia ma ricatto con calendario. Per la politica americana la guerra fa parte anche della campagna elettorale: si può «mettere in pausa» fino al 3 novembre e riprenderla dopo. All’Iran si rimprovera di non ammettere gli ispettori, ma le bombe americane e israeliane sono cadute per prime sui suoi impianti, e Washington ha imposto il blocco dello Stretto di Hormuz già il 13 aprile. Non giustifichiamo il rifiuto delle ispezioni, ma chiedere accesso ai siti bombardati e intanto minacciare una nuova guerra significa preparare in anticipo il pretesto per farla. Questa è un’opinione editoriale, non un fatto accertato. La valutazione generale Per gli Usa e i mediatori, lo scambio tra accesso degli ispettori Aiea e parziale allentamento delle sanzioni è una via realistica per ridurre la tensione. L’Iran continua a rifiutare l’ingresso degli ispettori nei siti bombardati, mentre il direttore dell’Aiea Rafael Grossi afferma che l’agenzia non è in grado di rendere conto delle scorte di uranio arricchito. Che cosa è successo I colloqui Usa-Iran tramite i mediatori del Qatar si svolgono sotto la minaccia di nuovi attacchi dopo le elezioni di metà mandato. Cosa si sa, come viene valutato e cosa pensiamo. Secondo Axios (come riportato dalla TASS), i mediatori guidati dal Qatar cercano di rilanciare i colloqui tra Usa e Iran e di impedire la ripresa della guerra dopo le elezioni americane di metà mandato. La proposta in discussione consentirebbe agli ispettori dell’Aiea di visitare gli impianti nucleari iraniani in cambio di un allentamento parziale delle sanzioni. A giugno il capo negoziatore iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha dichiarato che gli ispettori dell’Aiea non hanno il diritto di visitare i siti bombardati dagli Stati Uniti. La posizione di Teheran da allora non è cambiata. Secondo alcune notizie (Just Security), funzionari americani e israeliani non escludono di riprendere gli attacchi dopo le elezioni in assenza di un accordo. Non vi sono conferme da fonti ufficiali. I rischi riguardano le forniture di petrolio, la sicurezza nel Golfo Persico e i prezzi mondiali dell’energia. Leggi anche: lo Stretto di Hormuz e il petrolio. Fonti Axios via TASS, 29.10.2026 France 24, 23.06.2026 Foto: NASA FIRMS, Wikimedia Commons, pubblico dominio (foto d’archivio). Post navigation Usa e Russia: dal diesel alla revoca delle sanzioni Cina e Corea del Nord: Pechino mantiene le distanze anche da un «alleato»