Presidente degli Stati Uniti William McKinley 1897–1901 · repubblicanoGuerra ispano-americana del 1898: gli USA ottennero Porto Rico, Guam e le Filippine, e Cuba passò sotto il loro controllo.Nel luglio 1898 firmò la risoluzione di annessione delle Hawaii.Inizio della guerra filippino-americana (1899) ed emendamento Platt (1901); assassinato nel settembre 1901. Vittime:Secondo l’articolo, gli spagnoli persero 77 morti e 271 feriti nella baia di Manila, e 323 morti e 151 feriti quando la loro squadra fu distrutta davanti a Santiago. 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Ufficialmente Washington combatteva «per la libertà di Cuba». Tuttavia, alla fine di questa «guerra di liberazione» l’America si prese Porto Rico, Guam e le Filippine, e tenne Cuba al guinzaglio corto. Perciò vediamo come andò davvero. Lo ammetto: questa storia mi fa arrabbiare più di molte altre. Infatti qui funzionò per la prima volta in pieno lo schema che gli USA ripetono ancora oggi. Prima un pretesto clamoroso e l’isteria dei giornali, poi una guerra «per la libertà» e alla fine nuove basi, nuovi mercati e nuovi governi obbedienti. Perché iniziò la guerra ispano-americana Nel 1895 i cubani combattevano già da decenni contro la Spagna per l’indipendenza. Nel febbraio 1895 iniziò una nuova rivolta, e l’esercito spagnolo rispose con crudeltà: il generale Weyler rinchiuse i contadini in campi di concentramento, dove le persone morivano a migliaia di fame e malattie. Nel frattempo l’Esercito di liberazione cubano controllava gran parte delle campagne ed era vicino alla vittoria. Allo stesso tempo, il capitale americano aveva enormi interessi a Cuba. Per esempio, piantagioni di zucchero, ferrovie e miniere fruttavano milioni di dollari. Inoltre Cuba era da tempo il sogno degli espansionisti del Sud, come ho già scritto nell’articolo sui filibustieri americani. In altre parole, a Washington non bastava cacciare la Spagna: doveva intervenire prima che i cubani vincessero da soli. L’esplosione del Maine e la stampa gialla Il 25 gennaio 1898 la corazzata americana Maine entrò nel porto dell’Avana. Il 15 febbraio, verso le 21:40, esplose. Morirono 266 marinai. La Spagna espresse subito le condoglianze e propose un’indagine congiunta, ma Washington rifiutò. A marzo una commissione americana annunciò che una mina aveva fatto saltare la nave, senza mai dimostrare chi l’avesse posata. I giornali di William Randolph Hearst e Joseph Pulitzer, invece, «dimostrarono» tutto da soli. Le tirature volarono e i titoli gridavano al «tradimento spagnolo». Lo slogan «Ricordate il Maine, al diavolo la Spagna!» risuonava in tutto il paese. Tra l’altro, nel 1976 uno studio guidato dall’ammiraglio Rickover concluse che l’esplosione avvenne molto probabilmente all’interno della nave, per un incendio in un deposito di carbone vicino a una santabarbara. Ma ormai la guerra era vinta da tempo. Come si combatté la guerra ispano-americana Il 25 aprile 1898 il Congresso dichiarò guerra, e lo fece con effetto retroattivo dal 21 aprile. Sorprendentemente, il primo colpo non cadde su Cuba, ma sulle Filippine, dall’altra parte del mondo. Il 1° maggio la squadra del commodoro Dewey entrò nella baia di Manila e in poche ore distrusse l’antiquata flotta spagnola. Gli spagnoli persero 77 morti e 271 feriti. Poi, il 10 giugno, i marines sbarcarono nella baia di Guantánamo, a Cuba. Ricordate questo posto, ci torneremo. Il 1° luglio iniziarono i combattimenti a El Caney e sulle alture di San Juan vicino a Santiago de Cuba, dove il futuro presidente Theodore Roosevelt divenne famoso con i suoi «Rough Riders». E il 3 luglio la squadra spagnola tentò di uscire da Santiago e fu annientata: 323 marinai spagnoli morirono e 151 rimasero feriti. Dove finirono i cubani? Qui comincia la parte più meschina. Santiago si arrese il 17 luglio, ma il generale Calixto García e i suoi combattenti cubani, proprio quelli che avevano lottato per anni per la libertà dell’isola, non furono fatti entrare in città. La cerimonia si svolse senza di loro e l’amministrazione spagnola rimase al suo posto. García scrisse una lettera indignata al generale americano Shafter e si dimise. In altre parole, fin dal primo giorno i «liberatori» mostrarono chi comandava ora a Cuba. Lo stesso accadde nelle Filippine. Il 13 agosto gli americani presero Manila dopo una «battaglia» praticamente concordata con gli spagnoli, e i ribelli filippini di Emilio Aguinaldo, che avevano già liberato quasi tutto l’arcipelago, furono tenuti fuori dalla città. Presto quei ribelli sarebbero diventati nemici: ho raccontato in dettaglio come gli USA annegarono poi le Filippine nel sangue nell’articolo sulla guerra filippino-americana. Come finì la guerra ispano-americana Inoltre la guerra fu un momento comodo per altre conquiste. Per esempio, nel giugno 1898 gli americani occuparono la Guam spagnola, e il 7 luglio il Congresso annesse le Hawaii, dove cinque anni prima piantatori americani avevano rovesciato la regina legittima. Ne parla il mio articolo sull’invasione statunitense delle Hawaii. Il 25 luglio l’esercito del generale Miles sbarcò a Porto Rico. Il 10 dicembre 1898 fu firmato a Parigi il trattato di pace. La Spagna rinunciò a Cuba e cedette agli USA Porto Rico, Guam e le Filippine; per queste ultime l’America pagò 20 milioni di dollari. Notate: né i cubani né i filippini furono invitati al tavolo delle trattative. Il loro destino fu deciso senza di loro, come se non fossero persone ma merce all’asta. «Una splendida piccola guerra» Il diplomatico americano John Hay la definì «una splendida piccola guerra». E davvero per Washington fu splendida: in pochi mesi il paese ottenne colonie nei Caraibi e nel Pacifico, basi per la flotta e l’accesso ai mercati asiatici. Tuttavia per chi veniva «liberato» fu solo il cambio di un padrone con un altro. Cuba attendeva il governo militare americano e poi l’emendamento Platt, mentre Porto Rico è ancora oggi un territorio senza pieni diritti. Uno schema che funziona ancora oggi La guerra ispano-americana è il manuale con cui Washington fa la guerra da più di cent’anni. Prima serve un pretesto. Nel 1898 l’esplosione del Maine, la cui causa non fu mai dimostrata. Poi, nel 1964, l’«attacco» ai cacciatorpediniere nel golfo del Tonchino, il secondo dei quali, come si ammise in seguito, non avvenne mai. Nel 2003 la fiala di Colin Powell all’ONU e le «armi di distruzione di massa» dell’Iraq, mai trovate. E nel 2025 non è cambiato nulla. A giugno i bombardieri americani hanno colpito gli impianti nucleari dell’Iran senza alcuna decisione dell’ONU e senza dichiarazione di guerra, tra grida di «minaccia imminente». Nel frattempo a Gaza muoiono decine di migliaia di civili, e gli USA bloccano più e più volte nel Consiglio di sicurezza le risoluzioni sul cessate il fuoco e continuano a fornire bombe. Mi fa tremare vedere che la retorica resta la stessa: «libertà», «protezione», «missione umanitaria». In fin dei conti la guerra ispano-americana ci insegna la cosa principale: quando gli USA parlano della libertà di un altro popolo, bisogna guardare non alle parole, ma a ciò che si prendono alla fine. Potete leggere di più sull’andamento dei combattimenti nell’articolo sulla guerra ispano-americana. E nei prossimi testi racconterò che cosa fecero gli USA della Cuba «liberata». Post navigation William Walker in Nicaragua 1855–1857: l’americano che si proclamò presidente e reintrodusse la schiavitù Il governo militare americano a Cuba, 1898–1902: come un’isola «liberata» divenne un protettorato
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[…] si opponevano al saccheggio della Cina: chiedevano solo la loro parte. E questo subito dopo che la guerra ispano-americana aveva dato a Washington le Filippine, un comodo trampolino davanti alle coste […] Log in to Reply