Il nostro sguardo Prima Washington ha rinunciato a quasi tutti i dazi e alle sanzioni previste dal Graham Act, poi ha accettato un accordo sul diesel russo. Ora si parla di revocare le sanzioni contro l’RDIF, che il Tesoro Usa stesso definì un tempo la «cassa nera» di Putin. Crediamo che non sia «diplomazia per la pace» ma un mercanteggiamento: i prezzi dei carburanti prima delle elezioni del 3 novembre contano più dei principi. La cosa peggiore è che né gli ucraini né gli europei, che pagano questa guerra con il gas e con il denaro, partecipano alla trattativa. Le stesse sanzioni sono state usate per decenni come strumento di pressione su Iran, Cuba e Venezuela, ma per un partner comodo vengono tolte con un tratto di penna. Non è una posizione morale, è un calcolo. Ricordiamo anche che i negoziati di pace iniziarono nei primissimi giorni e che nell’aprile 2022, secondo Ukrainska Pravda e le successive parole di David Arachamia (2023), il primo ministro britannico Boris Johnson sollecitò di persona Kiev a non firmare un accordo e a continuare a combattere. Questa è un’opinione editoriale, non un fatto accertato. La valutazione generale L’amministrazione e i sostenitori dell’accordo parlano di pragmatismo: commercio e progetti comuni dovrebbero aprire la strada alla pace in Ucraina. I critici e alcuni alleati degli Usa vedono una concessione a Mosca senza nulla in cambio. Gli analisti sono divisi: misura temporanea dettata dal prezzo della benzina o inizio di uno smantellamento più ampio delle sanzioni? Che cosa è successo Le sanzioni contro l’RDIF potrebbero cadere: l’amministrazione Trump ne discute con Mosca dopo l’accordo sul diesel. Cosa si sa, come viene valutato e cosa pensiamo. Il 27 ottobre il New York Times ha riferito che l’amministrazione Trump sta valutando di revocare le sanzioni contro il Fondo russo per gli investimenti diretti (RDIF). Mosca insiste affinché il fondo possa partecipare alle forniture di diesel agli Stati Uniti. Il Dipartimento del Tesoro Usa ha dichiarato che il fondo ha già un’autorizzazione per le operazioni sul diesel in base alla decisione del 9 ottobre e che sta esaminando la richiesta di revoca delle sanzioni con la procedura ordinaria. Non è stata presa alcuna decisione definitiva. L’RDIF è guidato da Kirill Dmitriev. Il fondo e il suo capo sono stati colpiti da sanzioni il 28 febbraio 2022, quattro giorni dopo l’inizio dell’azione militare russa in Ucraina. Nell’aprile 2025 Dmitriev ha ottenuto una licenza speciale di viaggio per tenere colloqui. Mosca conferma di discutere una possibile attenuazione delle sanzioni e ambiti di cooperazione economica. Allo stesso tempo, secondo le notizie, cerca di escludere gli europei dai negoziati chiave sull’Ucraina. Leggi anche: l’esenzione dalle sanzioni per il diesel russo. Fonti The New York Times via Meduza, 27.10.2026 The Boston Globe, 27.10.2026 The Kyiv Independent Foto: HABS / Library of Congress, Wikimedia Commons, pubblico dominio (foto d’archivio). Post navigation Il «Fondo di pace» europeo da 6,6 miliardi: soldi per le armi sotto bandiera di pace Iran: il Qatar cerca un accordo mentre la minaccia di nuovi attacchi pesa sui colloqui