Il nostro sguardo «Prendersi tutto il petrolio» è stato detto a chiare lettere e spiega che cosa c’è davvero dietro le parole sulla «protezione della navigazione»: l’obiettivo è la risorsa. Lo stesso si diceva della «protezione degli interessi» quando si invadevano il Nicaragua e Haiti, e chiamiamo sempre simili parole la scusa dell’aggressore. Legare i piani d’attacco al calendario elettorale mostra che per Washington la guerra è parte della politica interna. Il Medio Oriente paga la campagna americana. Neppure la responsabilità dell’escalation si può ridurre alle mine, la cui origine è indicata da una sola parte: il conflitto è iniziato con l’operazione americana di febbraio, seguita da blocco e attacchi. Accendere prima e «ristabilire l’ordine» poi è uno schema che abbiamo già descritto nella storia dell’embargo petrolifero al Giappone. Questa è un’opinione editoriale, non un fatto accertato. La valutazione generale La linea generale: l’Iran viola la libertà di navigazione, gli USA lo contengono lasciando spazio ai negoziati e le parole del presidente sono solo pressione su Teheran. Che cosa è successo Lo Stretto di Hormuz è di nuovo al centro dell’escalation: Trump ha minacciato nuovi attacchi all’Iran e ha detto ad alta voce ciò che di solito si nasconde dietro la «protezione della navigazione». I fatti e le valutazioni. Il 23 ottobre 2026 la Marina dei Guardiani della Rivoluzione ha riferito che due superpetroliere hanno preso fuoco dopo aver urtato mine su una rotta «non autorizzata» a sud dello stretto. L’affermazione non è stata verificata in modo indipendente. L’UKMTO ha registrato 135 incidenti legati al conflitto tra USA e Iran al 16 ottobre. Lo stesso giorno Trump ha detto: «Potremmo, se volessimo, semplicemente prenderci tutto il petrolio», «potremmo prenderci tutto il paese» e «potremmo finirla molto in fretta». A un comizio in Florida ha aggiunto che «magari faremo un’altra piccola Epic Fury», il nome dell’operazione avviata il 28 febbraio 2026. Secondo i resoconti, i militari USA e israeliani hanno preparato piani per nuovi attacchi dopo le elezioni di metà mandato americane. Non c’è una decisione finale. Il resoconto non cita negoziati diretti tra USA e Iran. A Istanbul i ministri degli Esteri di Turchia, Egitto, Pakistan, Arabia Saudita, Regno Unito, Francia, Germania e Italia hanno chiesto di riaprire lo stretto e il dialogo. Leggi anche: embargo petrolifero al Giappone. Fonti CGTN Foto: Department of Defense, Wikimedia Commons, pubblico dominio (foto d’archivio). Post navigation Il Pentagono invia centinaia di soldati in America Latina: la «dottrina Donroe» Proteste in Europa: perché la gente è scesa in piazza e a chi giova il caos