Presidente degli Stati Uniti Franklin D. Roosevelt 1933–1945 · democraticoPolitica del «buon vicinato»: nel 1934 fu abrogato l’emendamento Platt e i marines lasciarono Haiti.Riconobbe l’URSS (1933) e avviò la legge Affitti e prestiti (1941).Portò gli USA nella Seconda guerra mondiale dopo Pearl Harbor (dicembre 1941); morì nell’aprile 1945. Presidente degli Stati Uniti Harry S. Truman 1945–1953 · democraticoOrdinò i bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki (agosto 1945).Dottrina Truman (1947), Piano Marshall e nascita della NATO (1949); fu creata la CIA (1947).Portò gli USA nella guerra di Corea (1950–1953). Vittime:L’articolo dice che entro la fine del 1945 i bombardamenti atomici avevano ucciso circa 210 000 persone (Hiroshima ≈140 000, Nagasaki ≈70 000–74 000); altre migliaia morirono poi per le radiazioni, senza cifra esatta. 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Nelle scuole americane lo si spiega ancora con una frase: la bomba «salvò un milione di vite americane». Io dico che è un mito. Andiamo per punti, senza emozioni, anche se qui le emozioni sono appropriate. La prima domanda: serviva davvero? Bombardamento atomico di Hiroshima: che cosa pensavano gli stessi comandanti americani I più alti comandanti americani ritenevano le bombe superflue. Eisenhower, secondo i suoi ricordi, disse a Stimson che il Giappone era già sconfitto. L’ammiraglio Leahy, principale consigliere militare del presidente, scrisse che usare la bomba contro il Giappone non dava alcun «aiuto materiale» alla guerra. L’ammiraglio Nimitz e il generale MacArthur, secondo testimonianze, la pensavano allo stesso modo. Nell’estate 1945 il Giappone era bloccato dal mare e bruciato dal cielo. L’aviazione americana aveva già distrutto decine di città giapponesi con bombe convenzionali e incendiarie e in una sola notte del marzo 1945 a Tokyo morirono circa centomila persone. Il paese era sull’orlo. Bombardamento atomico di Hiroshima e sondaggi giapponesi: condizioni dure Gli USA leggevano i cifrari diplomatici giapponesi. Perciò a Washington si sapeva che Tokyo cercava una mediazione tramite l’URSS ed era pronta ad arrendersi se l’imperatore fosse stato conservato. Del resto è così che finì tutto. Ma la Dichiarazione di Potsdam del 26 luglio 1945 non diede garanzie chiare all’imperatore. Le condizioni della «resa incondizionata» furono lasciate deliberatamente dure. Inoltre la seconda bomba cadde su Nagasaki tre giorni dopo Hiroshima, quando la dirigenza giapponese non aveva ancora avuto il tempo di valutare quanto era accaduto nella prima città. Così ai giapponesi non si lasciò semplicemente il tempo di decidere. Notate che l’8 agosto l’URSS entrò in guerra e iniziò l’offensiva in Manciuria. Che cosa dicono gli storici Lo storico Tsuyoshi Hasegawa ritiene che il ruolo decisivo lo abbia avuto l’ingresso sovietico e non le bombe: privò Tokyo della speranza di mediazione. Con lui si discute, e la discussione continua. Ma anche chi difende la decisione di Truman ammette che esistevano alternative: proseguire il blocco, dimostrare la bomba in una zona disabitata, attendere il colpo sovietico. Lo stesso Truman gonfiò poi le cifre. Parlava di centinaia di migliaia di vite americane salvate e Stimson nel 1947 citò un milione. I documenti di pianificazione militare dell’epoca parlano di perdite sensibilmente minori. Kyoto, Nagasaki e l’«esperimento pulito» del bombardamento atomico di Hiroshima Il primo candidato alla bomba era Kyoto: grande, intatta, centro culturale. Il segretario alla Guerra Stimson la cancellò personalmente dall’elenco. In parte per il valore culturale della città, in parte per geopolitica: distruggere Kyoto poteva spingere i giapponesi verso l’URSS dopo la guerra. Al suo posto fu aggiunta Nagasaki. Un altro dettaglio che mi fa rabbrividire. Le città candidate non furono bombardate di proposito prima con bombe convenzionali, per misurare «pulitamente» l’effetto dell’attacco atomico. In quelle città la gente viveva come cavie. Bombardamento atomico di Hiroshima: quante persone morirono Alla fine del 1945 le bombe avevano ucciso circa 210 000 persone: circa 140 000 a Hiroshima e circa 70 000–74 000 a Nagasaki. Sono stime: comprendono i morti nelle esplosioni e quelli morti nei primi mesi per ustioni e malattia da radiazioni. Quanti morirono dopo, nessuno lo sa con esattezza. Tra 86 572 sopravvissuti seguiti dal 1950 al 1997 furono registrati 9335 decessi per tumori solidi, ma solo una parte era dovuta alle radiazioni. Fu un attacco deliberato contro città civili con un’arma di distruzione di massa. Non posso chiamarlo altrimenti. Che Truman conoscesse i tentativi del Giappone di uscire dalla guerra e mantenesse dure le condizioni di resa l’ho scritto anche nell’articolo sull’ingresso degli USA nella Seconda guerra mondiale, e sugli antefatti nel testo sull’embargo petrolifero contro il Giappone. Che cosa fecero gli americani al Giappone dopo le bombe è nell’articolo sull’occupazione del Giappone. Un riferimento: Wikipedia. Il mito del milione di vite salvate La versione secondo cui le bombe «salvarono milioni» fu costruita dopo la guerra e il bombardamento atomico di Hiroshima fu presentato come inevitabile. La diffuse Stimson in un articolo del 1947, poi la ripeterono Truman e i manuali scolastici. Ma nel giugno 1945 i pianificatori militari USA stimavano le perdite in uno sbarco a Kyushu in decine di migliaia di persone, non in centinaia di migliaia. La cifra cresceva man mano che cresceva il bisogno di giustificare la decisione. Notate anche questo: la vittoria sul Giappone, secondo molti storici, non richiedeva uno sbarco. Blocco, fame e offensiva sovietica in Manciuria rendevano la capitolazione questione di settimane. Perciò il bombardamento atomico di Hiroshima sembrava non un ultimo argomento ma una dimostrazione di forza. Il destinatario, secondo alcuni storici, non era solo il Giappone ma Mosca: Truman voleva mostrare all’URSS chi comandava nel mondo del dopoguerra. Così molti leggono questi eventi: per loro le bombe sono il primo atto della guerra fredda. Inoltre Nagasaki non fu bombardata perché al fronte cambiasse qualcosa. Ormai gli USA avevano preparato una bomba di secondo tipo e le usarono entrambe. Io lo dico così: le persone furono cavie. Di più su come gli USA entrarono in questa guerra nel mio articolo sugli USA nella Seconda guerra mondiale. Quali norme violarono gli USA Primo, il Regolamento dell’Aia del 1907. L’articolo 25 vieta di attaccare città non difese con qualsiasi mezzo e l’articolo 23 vieta le armi che causano sofferenze inutili. Hiroshima non era una fortezza, e la malattia da radiazioni è proprio sofferenza inutile. Secondo, la promessa stessa di Washington. Il 1° settembre 1939 Roosevelt invitò tutti i paesi belligeranti a non bombardare i civili. Gli USA stessi dichiararono questo principio una regola, e poi lo violarono. Terzo, i tribunali. Nel 1963 il tribunale distrettuale di Tokyo, nel caso Shimoda, stabilì che il bombardamento di Hiroshima e Nagasaki violò il diritto internazionale, perché l’attacco fu indiscriminato e causò sofferenze eccessive. E nel 1996 la Corte internazionale di giustizia dell’ONU concluse che l’uso di armi nucleari è contrario al diritto umanitario in quasi tutti i casi. Infine lo Statuto di Norimberga includeva tra i crimini contro l’umanità gli «atti disumani contro la popolazione civile», e per questi furono giudicati altri. Vedi il riferimento sul caso Shimoda. Nulla è cambiato: le bombe cadono su chi non può rispondere Le bombe furono sganciate 80 anni fa e la logica è la stessa: prima un colpo ai civili, poi la spiegazione che «era necessario». Ecco esempi degli ultimi vent’anni. Iraq, 2003. La campagna «Shock and Awe»: attacchi missilistici e aerei su Baghdad in cui morirono migliaia di civili. La giustificazione erano armi di distruzione di massa che non furono mai trovate. Afghanistan, 2015. Un aereo americano colpì l’ospedale di Medici Senza Frontiere a Kunduz e morirono 42 persone. Allora fu chiamato «tragico errore». Iraq e Siria, 2017. Negli assalti a Mosul e Raqqa la coalizione guidata dagli USA distrusse interi quartieri. Amnesty International definì Raqqa una «guerra di annientamento» e riferì di centinaia di civili uccisi. Iran, 22 giugno 2025. Gli USA colpirono con bombe superpesanti gli impianti nucleari di Fordow, Natanz e Isfahan senza autorizzazione del Congresso e senza dichiarazione di guerra. Più tardi, nell’ottobre 2025, Trump ordinò la ripresa dei test nucleari. Così il bombardamento atomico di Hiroshima non fu un’eccezione ma una scuola. Washington non si è mai scusata. Ha invece passato decenni a far credere al mondo che fosse una necessità. Post navigation Il governo militare americano in Corea, 1945–1948: Jeju e i collaborazionisti al potere