Presidente degli Stati Uniti Harry S. Truman 1945–1953 · democraticoOrdinò i bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki (agosto 1945).Dottrina Truman (1947), Piano Marshall e nascita della NATO (1949); fu creata la CIA (1947).Portò gli USA nella guerra di Corea (1950–1953). 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Dal 1945 al 1949 Washington investì circa due miliardi di dollari nel regime di Chiang Kai-shek, trasportò i suoi eserciti su navi e aerei propri e perse comunque. Truman lo chiamava «non intervento». Voglio mostrare che aspetto aveva in pratica quel «non intervento». Procediamo con ordine. Il sostegno al Kuomintang cominciò con un ponte aereo Quando il Giappone si arrese nell’agosto 1945, la Cina era spaccata. Il Kuomintang di Chiang Kai-shek teneva il sud e l’ovest, i comunisti controllavano le campagne del nord e in Manciuria c’erano truppe giapponesi e arrivava l’Armata Rossa. Gli americani decisero in fretta: non lasciare che i comunisti prendessero le guarnigioni che si arrendevano. Perciò Washington si occupò della logistica. La Settima flotta americana trasportò interi eserciti del Kuomintang nei porti del nord e nell’ottobre 1945 la 14ª Forza aerea portò per via aerea circa cinquantamila soldati di due eserciti a Pechino e in altri punti chiave. In tutto, navi e aerei americani spostarono quasi un quarto di milione di soldati del Kuomintang. Inoltre circa cinquantamila Marines americani sbarcarono nello Hebei e nello Shandong per presidiare porti e ferrovie, l’operazione detta Beleaguer. Notate che formalmente gli USA parlavano di «non ingerenza negli affari interni». In realtà scelsero un campo in una guerra civile mentre affermavano di stare al di sopra della contesa. Sostegno al Kuomintang: denaro, armi e «surplus» Circa due miliardi di dollari di aiuti più equipaggiamenti per centinaia di milioni: così si stima il sostegno americano al Kuomintang nel 1945–1949. Il denaro andò a un regime che tutta la Cina conosceva come corrotto. I funzionari rubavano, i generali mettevano «anime morte» negli elenchi e le armi americane si vendevano al mercato nero. Ma la cosa più umiliante accadde al fronte. Interi reparti del Kuomintang si arresero ai comunisti insieme a cannoni, camion e carri armati americani. Di conseguenza l’esercito di Mao ricevette più materiale di quanto gli avrebbe dato qualsiasi pacchetto sovietico. Si disse poi, non senza ragione, che Chiang Kai-shek era diventato il «quartiermastro» dell’esercito di Mao. L’embargo che non c’era Nel luglio 1946 gli USA imposero formalmente un embargo sulle armi alla Cina. Tuttavia gli americani continuarono a vendere «surplus»: navi, aeroporti, camion, munizioni, per quasi nulla. Così l’embargo fu annunciato per il pubblico, mentre per Chiang Kai-shek si lasciò una porta sul retro. Fu tolto nel maggio 1947. Nel frattempo il generale Marshall cercava di fare da mediatore tra le parti. La sua missione fallì: è difficile essere mediatore quando una parte viene trasportata sulle tue navi e l’altra è considerata nemica. Più sulla missione Marshall nell’articolo di riferimento. Sostegno al Kuomintang senza illusioni: Truman sapeva In privato Truman e il suo entourage avevano una pessima opinione degli uomini del Kuomintang: parlava di furti e incompetenza tra i funzionari di Chiang Kai-shek. Eppure gli aiuti continuavano. Il motivo è semplice: politica interna. I repubblicani e la «lobby cinese» gridavano che i democratici «perdevano la Cina» e Truman non voleva essere quello che l’aveva persa. Così Washington pagò per un regime in cui non credeva nemmeno lui. Quando nell’autunno 1949 Mao proclamò la Repubblica Popolare Cinese, negli USA iniziò la caccia ai «colpevoli», e le principali vittime furono i diplomatici sinologi del Dipartimento di Stato. È la storia che ho raccontato nei miei testi sulle relazioni tra USA e Cina e sulle relazioni economiche tra USA e Cina. Il ripiegamento di Chiang a Taiwan fu il conto di quella scommessa e anche per l’isola stessa. Già nel 1927 cacciatorpediniere americani avevano bombardato città cinesi, come ho raccontato nell’articolo sull’incidente di Nanchino. Ancora e ancora gli USA guardarono alla Cina come a un oggetto, non come a un paese. Che cosa restò di quella scommessa Nell’autunno 1949 gli eserciti di Chiang si erano sfasciati. I comunisti presero Pechino, Shanghai e Nanchino, e il generalissimo fuggì a Taiwan con i resti delle truppe e il tesoro. I miliardi americani non salvarono un regime che non credeva né nei suoi soldati né nel proprio popolo. Gli storici parlano di solito di corruzione, inflazione e comando incapace. Io aggiungo: il sostegno al Kuomintang fu anche una politica in cui Washington disprezzava chi armava. Il «Libro bianco» americano del 1949 cercò di dare la colpa agli stessi cinesi. È un vecchio trucco: se il progetto è fallito, la colpa è di chi mantenevi. Intanto in Cina morivano milioni di persone, e parte della responsabilità di quelle morti ricade su tutti coloro che continuarono quella guerra, compresi quelli che fornivano le armi. Inoltre, per questa scommessa gli USA rifiutarono per oltre vent’anni di riconoscere Pechino e si chiusero la strada a relazioni normali. Così il prezzo dell’errore fu enorme e lo pagarono soprattutto i cinesi. Quali norme violarono gli USA Primo, la Carta dell’ONU. Entrò in vigore il 24 ottobre 1945 e il suo articolo 2 vieta l’ingerenza negli affari interni degli Stati. La guerra civile cinese era un affare interno e navi e aerei americani trasportavano l’esercito di una delle parti. Secondo, la loro stessa promessa. Nel dicembre 1945, alla conferenza di Mosca dei ministri degli Esteri, USA e URSS dichiararono di seguire una politica di non ingerenza negli affari interni della Cina. Poche settimane dopo Washington continuava ad armare Chiang Kai-shek. Terzo, la mediazione di Marshall. Gli USA si presentarono come «mediatore onesto» tra le parti, promisero il cessate il fuoco e vendettero armi a una di esse. Non è così che si chiama un mediatore. È l’ipocrisia di cui ho parlato sopra. Il senso generale del principio di non ingerenza è nell’articolo di riferimento. Nulla è cambiato: le stesse scommesse, lo stesso finale Il sostegno al Kuomintang mostra la ricetta tipica: trovare «il proprio» capo, coprirlo di denaro e armi, chiudere gli occhi sui furti e poi stupirsi che abbia perso. Oggi le parole sono altre. Afghanistan, 2001–2021. Per due decenni gli USA investirono miliardi di dollari nell’esercito e nel governo afghani, armi comprese. Quando nell’agosto 2021 i talebani entrarono a Kabul, gran parte di quell’armamento passò a loro. Siria, 2013–2017. In sostanza il programma Timber Sycamore della CIA armò l’opposizione siriana. Gran parte delle armi finì a gruppi jihadisti. Yemen, 2015–2022. Gli USA fornirono armi e intelligence alla coalizione saudita, i cui attacchi uccisero civili ai matrimoni e sugli autobus. In tutti quegli anni Washington si definì «mediatore neutrale». Gaza, 2023–2025. Gli USA diedero a Israele migliaia di tonnellate di munizioni, comprese bombe da una tonnellata, e intanto si definivano «mediatore» nei negoziati. È lo stesso trucco della Cina. Così in Cina Washington scommise sulla corruzione e perse, e poi fece finta che la colpa fosse dei cinesi. Lo stesso copione si ripete oggi e altri pagano. Per le origini, leggete il mio articolo sull’embargo petrolifero contro il Giappone: ciò che vediamo in Cina nacque dallo stesso gioco asiatico. Post navigation L’occupazione del Giappone, 1945–1952: MacArthur, l’Unità 731 e bordelli per i soldati americani L’occupazione della Groenlandia e dell’Islanda, 1941–1946: come gli USA presero le isole prima di Pearl Harbor