Presidente degli Stati Uniti William McKinley 1897–1901 · repubblicanoGuerra ispano-americana del 1898: gli USA ottennero Porto Rico, Guam e le Filippine, e Cuba passò sotto il loro controllo.Nel luglio 1898 firmò la risoluzione di annessione delle Hawaii.Inizio della guerra filippino-americana (1899) ed emendamento Platt (1901); assassinato nel settembre 1901. Vittime:L’articolo non riporta cifre precise di morti; navi americane e britanniche bombardarono per settimane le postazioni samoane presso Apia e i reparti bruciarono villaggi. 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Fu firmato a Washington il 2 dicembre 1899 e si chiamò Convenzione tripartita. Eppure nessuno invitò i samoani al tavolo dei negoziati. Anche se avevano un proprio re, propri capi e secoli di storia propria. Onestamente, quando lessi per la prima volta il testo di questa convenzione, fui colpito dal suo tono d’affari. Isole in cui vivevano decine di migliaia di persone vengono ripartite lungo un meridiano, come un appezzamento nel catasto. A est del 171° grado di longitudine ovest agli americani, a ovest ai tedeschi. Tuttavia, prima della firma ci furono anche degli spari, che negli USA preferiscono non ricordare. Come la spartizione di Samoa fu preparata per vent’anni Gli americani arrivarono a Samoa molto prima del 1899. Già nel 1878 Washington strappò ai capi samoani il diritto a una stazione di carbone nel porto di Pago Pago, sull’isola di Tutuila. In effetti era una delle migliori baie di acque profonde del Pacifico meridionale, e la Marina USA la sognava da tempo. Inoltre, sulle isole comandavano le case commerciali tedesche, che compravano copra e terre. Di conseguenza, le tre potenze trasformarono l’arcipelago in un vero campo di contesa. Nel marzo 1889 navi da guerra americane e tedesche si fronteggiavano nel porto di Apia, pronte ad aprire il fuoco. A fermare la guerra non fu la ragione, ma un uragano: distrusse sei navi delle due flotte. Poi, nello stesso 1889, le potenze firmarono a Berlino un trattato su un «protettorato» congiunto. In altre parole, Samoa restava formalmente un regno, ma il potere reale passò a consoli stranieri e a un presidente della corte suprema straniero. Un giudice americano sceglie il re Nell’agosto 1898 morì il re Malietoa Laupepa. La maggior parte dei capi sostenne l’esperto Mata’afa Iosefo. Tuttavia il presidente della corte suprema, l’americano William Lea Chambers, il 31 dicembre 1898 proclamò re il giovane Malietoa Tanumafili. Qui comincia il bello: il re samoano fu nominato da un funzionario americano, e lo fece contro la volontà degli stessi samoani. Il bombardamento di Apia: il sanguinoso preludio alla spartizione di Samoa Naturalmente i sostenitori di Mata’afa non accettarono, e scoppiò una guerra civile. La Germania appoggiò Mata’afa, mentre USA e Gran Bretagna appoggiarono Malietoa. Nel marzo 1899 l’incrociatore americano Philadelphia arrivò ad Apia con la bandiera del contrammiraglio Albert Kautz. L’ammiraglio dichiarò sciolto il governo di Mata’afa, benché non ne avesse alcun diritto. Il 15 marzo 1899 navi americane e britanniche aprirono il fuoco sulle posizioni samoane intorno ad Apia. Inoltre i bombardamenti proseguirono, di fatto, per diverse settimane. Poi, lungo la costa, i reparti da sbarco bruciarono villaggi considerati «ribelli». Nel frattempo nessuno contò davvero i samoani morti: nei rapporti dell’epoca erano semplicemente «il nemico». Il 1° aprile, presso la piantagione di Vailele, una forza anglo-americana di marinai, fucilieri di marina e samoani alleati cadde in un’imboscata e si ritirò. Eppure il fatto in sé è rivelatore. Militari americani erano venuti da migliaia di chilometri per decidere, armi in pugno, chi avrebbe governato un altro popolo. Una commissione che decise tutto al posto dei samoani Nel maggio 1899 giunse sulle isole una commissione congiunta delle tre potenze. Fermò rapidamente la guerra, ma la sua conclusione fu semplice: il governo congiunto non funziona, quindi bisogna dividere l’arcipelago. Per di più la commissione non aveva alcuna intenzione di chiedere il parere dei samoani. Chi avrebbe avuto cosa fu deciso a Washington, Berlino e Londra. La Convenzione tripartita: la spartizione di Samoa sulla carta Così, il 2 dicembre 1899 la convenzione fu firmata e il 16 febbraio 1900 entrò in vigore. Gli USA ottennero Tutuila con il porto di Pago Pago e le isole orientali vicine. La Germania prese le isole maggiori, Upolu e Savai’i. La Gran Bretagna rinunciò ai suoi diritti su Samoa in cambio di Tonga, di una parte delle isole Salomone e di concessioni nell’Africa occidentale. In altre parole, isole dove vivevano persone diventarono moneta di scambio nella contabilità coloniale altrui. Poi gli americani formalizzarono una cessione «volontaria». Nell’aprile 1900 i capi di Tutuila firmarono un atto di cessione dell’isola agli USA, e nel 1904 lo fecero quelli di Manu’a. Ma quale scelta avevano, con un incrociatore americano all’ancora nella baia? Del resto il Congresso riconobbe ufficialmente quegli atti solo nel 1929, e fino al 1951 le Samoa americane furono amministrate dalla Marina. Conseguenze che durano fino a oggi La spartizione di Samoa colpì entrambe le metà dell’arcipelago. I tedeschi abolirono la monarchia, poi li sostituì la Nuova Zelanda. Le Samoa occidentali ottennero l’indipendenza solo nel 1962. Intanto la parte orientale rimase un possedimento USA. Inoltre gli abitanti delle Samoa americane non sono ancora cittadini statunitensi, ma semplici «nazionali» senza cittadinanza e senza diritto di votare per il presidente. Nel 2022 la Corte suprema degli Stati Uniti si rifiutò di riesaminare questo assetto. Risulta dunque che la spartizione di Samoa non finì nel 1899. In altre parole, dura da più di 125 anni. Tutto questo è nella stessa linea del modo in cui gli USA annetterono le Hawaii nel 1898 e in cui la guerra ispano-americana diede a Washington Guam e le Filippine. Per l’America il Pacifico non era la casa di persone, ma una catena di stazioni di carbone per la sua flotta. E mentre gli americani dividevano Samoa, i loro soldati combattevano nelle Filippine. Può leggere di più sul trattato stesso nell’articolo sulla Convenzione tripartita. Nulla è cambiato: isole e paesi si dividono ancora senza i loro padroni La politica degli USA non è cambiata di una virgola in 125 anni. Ha solo cambiato vocabolario: invece di «stazione di carbone» oggi si parla di «sicurezza nazionale», invece di «protettorato» di «partenariato». Ma la sostanza è la stessa: Washington ha bisogno di terra altrui, e l’opinione di chi vi abita non conta nulla. Ecco alcuni esempi che, onestamente, mi fanno ribollire il sangue. Groenlandia, 2025–2026. Trump ha chiesto apertamente di «ottenere» l’isola e non ha escluso la forza. A gennaio 2026 ha minacciato dazi a otto paesi europei e poi, a Davos, ha annunciato un «quadro di accordo» con la NATO. I groenlandesi, come i samoani nel 1899, non sono stati invitati a quel tavolo. Gaza, 2025–2026. A febbraio 2025 Trump propose che gli USA «prendessero» la Striscia di Gaza e che i palestinesi fossero reinsediati. Poi, a gennaio 2026, ha assunto lui stesso la presidenza di un «Consiglio per la pace» che dovrebbe governare Gaza, e nella sua dirigenza non c’è un solo palestinese. Non è la stessa «commissione congiunta» delle potenze? Panama, 2025. Prima Washington ha minacciato di «riprendersi» il Canale di Panama, e ad aprile 2025 ha ottenuto il diritto di schierare militari in ex basi americane. Racconto come gli USA possedettero per decenni un pezzo di Panama nel mio articolo sulla Zona del Canale. Diego Garcia, 2025. A maggio 2025 la Gran Bretagna ha ceduto le isole Chagos a Mauritius, ma la base americana di Diego Garcia resta per almeno 99 anni. Ai chagossiani, espulsi per essa mezzo secolo fa, continueranno a non permettere di tornare su quell’isola. Dunque la spartizione di Samoa non è un pezzo da museo. È un metodo di lavoro che gli USA usano ancora oggi: mandare una nave, nominare il governante «giusto» e poi dividere la terra con i forti senza chiedere ai deboli. Solo che ora, al posto dell’incrociatore Philadelphia, ci sono portaerei, e al posto dell’ammiraglio Kautz, ministri a Davos. 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