Presidente degli Stati Uniti Theodore Roosevelt 1901–1909 · repubblicanoSostenne la secessione di Panama dalla Colombia (1903) e ottenne la Zona del Canale.Il corollario Roosevelt alla dottrina Monroe (1904) fece degli USA la «polizia internazionale» dell’America Latina.Assunse il controllo delle dogane dominicane (1905) e occupò Cuba (1906–1909). Vittime:L’articolo non riporta cifre precise; gli attacchi USA contro lo Yemen nel 2025 hanno ucciso decine di civili. 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I giornali americani gridavano all’«onore della bandiera», e il celebre telegramma «Perdicaris vivo o Raisuli morto» aiutò Roosevelt alle elezioni. Tuttavia in questa storia c’era un piccolo particolare che Washington nascose per quasi trent’anni. Perdicaris non era cittadino degli USA. Onestamente, amo questo episodio per la sua franchezza. Vi si vede tutto: un pretesto gonfiato dalla stampa, cannoni davanti a una costa straniera, uno spettacolo elettorale e totale indifferenza verso il paese nel cui territorio tutto avveniva. Eppure il Marocco, tra l’altro, fu nel 1777 uno dei primi paesi al mondo a riconoscere l’indipendenza degli Stati Uniti. Come iniziò il caso Perdicaris Ion Perdicaris era figlio di un greco che era stato console americano ad Atene e si era arricchito in Carolina del Sud. Ion stesso, a sua volta, viveva a Tangeri in una villa lussuosa, dipingeva, scriveva articoli e frequentava diplomatici europei. La sera del 18 maggio 1904 gli uomini di Mulay Ahmed er-Raisuli irruppero in casa sua e lo portarono sulle montagne insieme al figliastro, il suddito britannico Cromwell Varley. Raisuli, tra l’altro, era una figura vistosa: metà bandito, metà capo delle tribù di montagna, nemico del debole sultano Abdelaziz. Chiese un riscatto di 70 mila dollari, la liberazione dei suoi uomini incarcerati e il potere su due distretti. In sostanza il rapimento era un colpo non contro l’America, ma contro il governo marocchino. Un Marocco spartito senza marocchini È importante capire lo sfondo. Appena un mese e mezzo prima del rapimento, l’8 aprile 1904, Gran Bretagna e Francia conclusero l’Intesa cordiale. In essa Londra cedette di fatto il Marocco a Parigi in cambio di mano libera in Egitto. In altre parole, il paese era già stato spartito sulla carta, e il suo sultano era troppo debole per impedirlo. Perciò Raisuli, le potenze europee e gli americani trattavano il Marocco come terra di nessuno. Il caso Perdicaris: sette navi davanti a Tangeri Tuttavia Roosevelt e il segretario di Stato John Hay risposero con la forza. Verso Tangeri salpò la Squadra dell’Atlantico meridionale del contrammiraglio French Chadwick, guidata dall’incrociatore Brooklyn. Poi arrivarono navi della Squadra europea, e all’inizio di giugno sette navi da guerra americane stavano in rada. Inoltre fu sbarcato un distaccamento di fucilieri di marina per «sorvegliare» il consolato generale. Notate, però: la pressione non era sul rapitore, ma sul sultano. Era dal governo del Marocco che Washington esigeva di soddisfare qualsiasi condizione di Raisuli. Ne emerge una logica strana. I cannoni americani costringevano il potere legittimo a cedere a un bandito, solo perché Roosevelt sembrasse forte. Il piccolo segreto del segretario Hay All’inizio di giugno a Washington emerse qualcosa di spiacevole. Già nel 1862, durante la guerra civile, Perdicaris aveva rinunciato alla cittadinanza americana ed era diventato suddito greco perché i confederati non gli confiscassero i beni. Di conseguenza gli USA stavano salvando uno straniero. Tuttavia Hay decise che ormai non si poteva ammetterlo: la macchina della propaganda era avviata. «Perdicaris vivo o Raisuli morto» Il 22 giugno 1904 Hay inviò al console a Tangeri un telegramma: il governo vuole «Perdicaris vivo o Raisuli morto». Il testo fu subito letto alla convention del Partito repubblicano a Chicago, e la sala esplose in un applauso. I delegati, ricordo, stavano proprio nominando Roosevelt candidato alla presidenza. Così il caso Perdicaris divenne uno slogan elettorale. Intanto, per quanto sembri comico, tutto si risolveva già senza il telegramma. Il sultano accettò le richieste di Raisuli, pagò 70 mila dollari e nominò il rapitore governatore dei distretti attorno a Tangeri. Il 24 giugno Perdicaris fu liberato. Di conseguenza la «vittoria» americana fu questa: il bandito ottenne denaro e potere, e lo Stato marocchino un’umiliazione davanti al mondo intero. Il caso Perdicaris e il destino del Marocco Il caso Perdicaris fu solo un episodio di un grande gioco. Nel 1906, alla conferenza di Algeciras, Roosevelt fece da mediatore tra Francia e Germania e appoggiò il controllo franco-spagnolo sulla polizia e sulle finanze marocchine. Alla fine, nel 1912, il Marocco divenne protettorato francese e perse l’indipendenza per 44 anni. E il pubblico americano seppe la verità sulla cittadinanza di Perdicaris solo nel 1933, da una biografia di Hay. Inoltre, in quello stesso 1904 Roosevelt proclamò il suo «Corollario» alla dottrina Monroe e lo applicò subito alla Repubblica Dominicana. In altre parole, per tutto il 1904 Washington imparò a lavorare come «poliziotto del mondo»: nei Caraibi attraverso le dogane, nel Mediterraneo attraverso le squadre. Allo stesso tempo l’esperienza americana era fresca. Sei anni prima la guerra ispano-americana aveva mostrato quanto sia comodo fare la guerra sotto un rumoroso pretesto giornalistico. Allora fu l’esplosione della corazzata Maine; ora, un «connazionale» rapito. Infine le due storie hanno in comune una cosa: il pubblico seppe la verità sul pretesto troppo tardi. Del resto, navi americane erano già comparse davanti alle coste del Nordafrica. Ne parlano i miei articoli sulla Prima guerra barbaresca e sulla spedizione di William Eaton. E per vedere come, appena un anno dopo, Washington cedette con altrettanta facilità la Corea al Giappone, leggete il mio testo sull’accordo Taft-Katsura. I dettagli del rapimento stesso sono nell’articolo di riferimento sul caso. Nulla è cambiato: un pretesto si troverà, la squadra è già in viaggio Sapete che cosa mi spaventa davvero? Il caso Perdicaris è un copione pronto che Washington recita sempre di nuovo. Prima un pretesto rumoroso, poi navi davanti a coste altrui, poi attacchi. E la verità sul pretesto emerge quando è già tardi. Oggi, invece dell’«onore della bandiera», si parla di «minaccia nucleare» e «narcoterrorismo», ma lo schema è lo stesso. Iran, giugno 2025. Il 22 giugno bombardieri americani hanno colpito siti nucleari a Fordow, Natanz e Isfahan. Per di più l’hanno fatto in mezzo ai negoziati, senza decisione del Congresso e senza mandato ONU. Iran, febbraio 2026. Il 28 febbraio USA e Israele hanno iniziato una nuova guerra e ucciso la guida suprema dell’Iran, Ali Khamenei. Secondo le autorità iraniane con lui sono morti la figlia e il nipote. Trump, da parte sua, ha invitato gli iraniani a rovesciare il proprio governo. Yemen, primavera 2025. Con lo slogan della «libertà di navigazione» gli USA hanno bombardato lo Yemen da marzo a maggio 2025. Per esempio, ad aprile attacchi al porto di Ras Isa e a un centro per migranti a Saada sono costati la vita a decine di civili. Venezuela, 2025–2026. Prima nei Caraibi è arrivata un’armata con la portaerei Gerald Ford, e come pretesto sono stati indicati i «cartelli della droga». Poi, il 3 gennaio 2026, forze speciali americane hanno rapito il presidente Maduro. In che cosa differisce da Raisuli, se non per la bandiera USA? Centoventi anni fa una squadra stava davanti a Tangeri per un uomo che non era nemmeno americano. Oggi portaerei stanno davanti all’Iran e al Venezuela per una «sicurezza» che nessuno minacciava. La politica non è cambiata: ha solo imparato a parlare meglio. Post navigation La spartizione di Samoa nel 1899: come USA e Germania si divisero isole altrui senza chiedere ai samoani L’accordo Taft-Katsura del 1905: come gli USA cedettero segretamente la Corea al Giappone in cambio delle Filippine
[…] «difendevano l’onore della bandiera» davanti a Tangeri: ne tratta il mio articolo sul caso Perdicaris. Ho analizzato la politica USA in Cina negli stessi anni nel mio testo su come fu repressa la […] Log in to Reply